Chirurgia estetica: ci vuole una normativa più seria

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    Chirurgia estetica: ci vuole una normativa più seria

    Di mostri chirurgici ne abbiamo visto molti. Donne che per correggere un difetto hanno avuto danni permanenti o hanno rischiato la vita. Per questo oggi si chiede una legge nazionale contro il Far West del ritocco estetico, che dica con precisione chi può operare e dove. E che ponga un freno agli spot ingannevoli, trappole per clienti inconsapevoli attirati da foto truccate e promesse impossibili da mantenere. Di bisturi si può morire, avvertono i chirurghi plastici italiani. E forse è ora di smetterla di credere che sia solo un gioco.

    Gli esperti dicono basta alla giungla del ‘tagliando’ di bellezza, ringraziano il Governo per il disegno di legge sulle operazioni al seno (registro protesi e divieto per under 18), ma chiedono di più. Ci deve essere un freno maggiore, almeno per i più rischiosi come la liposuzione o l’addominoplastica.

    L’appello è stato lanciato dalla Fondazione Gustavo Sanvenero Rosselli che propone di agire su tre fronti: “Legislazione, cultura e gestione del rischio”. Una ‘ricetta’ che i vertici dell’ente illustreranno di persona al sottosegretario Martini.