Avvallamenti della cellulite, come risolvere questo inestetismo in modo minimamente invasivo

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    Avvallamenti della cellulite, come risolvere questo inestetismo in modo minimamente invasivo

    La cellulite è forse l’inestetismo più odiato dalle donne e, a onor del vero, anche il più diffuso. Circa 14 milioni di donne italiane (dati Istat) si confrontano quotidianamente con la cellulite e si affannano alla ricerca dei rimedi più disparati per poter correre ai ripari in modo efficace. Eliminare la cellulite definitivamente è complesso, ma fortunatamente non è impossibile.

    Ovviamente, è doveroso ripensare il proprio stile di vita. Adottare un’alimentazione equilibrata e fare attività fisica può aiutare molto, così come l’utilizzo combinato di creme anticellulite e di fanghi, supportato da massaggi drenanti in grado di stimolare la circolazione. Agire su più fronti è fondamentale.

    Sono tante, infatti, le condizioni che portano alla comparsa della cosiddetta pelle a buccia d’arancia: i tessuti appaiono irregolari alla vista e al tatto, con antiestetici avvallamenti che tradiscono l’esistenza di un problema che, in realtà, nasce sottocute negli strati più profondi.

    Oggi, gli ultimi ritrovati della medicina estetica ci vengono in aiuto promettendo di agire proprio laddove ha origine l’inestetismo. Merz Aesthetics ha messo a punto Cellfina, un trattamento non invasivo che consente di recidere i setti fibrosi – inspessiti quando c’è la cellulite – servendosi di un manipolo aspiratore e di una speciale micro-lama.

    Come funziona Cellfina e quali sono le accortezze da tenere presenti prima di sottoporsi ad un trattamento di questo tipo?

    Ne abbiamo parlato con il dottor Pier Luigi Canta, chirurgo plastico.

    Dottor Canta, quali sono i soggetti più a rischio – se ci sono – per quanto riguarda la cellulite?

    In linea di massima, la cellulite affligge gran parte delle donne dai 20 anni in su. In alcuni casi, per particolari situazioni ormonali, una vita molto sedentaria o per condizioni legate al metabolismo idro-elettrolitico, la cellulite comincia a diventare ingravescente, passando da uno stadio leggero a uno più complesso.

    Lo stadio complesso non è altro che un accumulo di tessuto fibroso sclerotico più duro che finisce per determinare delle retrazioni. Quello che vediamo come buccia d’arancia in superficie non è altro che il risultato di un fenomeno che sta succedendo sotto. Il tessuto si “appallottola” e invece di essere uniforme diventa cicatriziale e sclerotico, meno estensibile, e questo comporta per la pelle delle irregolarità, che noi notiamo ad occhio nudo.

    La base su cui poggia l’epidermide – ossia ciò che noi vediamo – è il tessuto sottocutaneo, che se non più omogeneo presenta delle retrazioni.

    Quando si deve intervenire?

    Un buon chirurgo deve sempre fare un’intervista alla sua paziente e consigliare prima di tutto di modificare le abitudini di vita sbagliate, che se corrette possono fare tanto anche da sole.

    Quando ormai la situazione ha raggiunto un punto di non ritorno, la questione comincia a diventare difficile. Va inquadrato il problema e compreso prima di tutto a cosa è dovuta la cellulite, prescrivendo esami clinici specifici, se necessario, e valutando alcuni dati come lo stato di idratazione della paziente e il fatto che faccia sport o meno.

    Fare attività fisica aiuta molto perché mette in circolazione sangue e linfa, detossinando naturalmente l’organismo. Un’altra cosa che aiuta è indossare una calza elastica, in grado di agevolare il sottocutaneo nel ripulirsi dagli accumuli da cui poi si innesca il processo cellulitico.

    Superata questa intervista alimentare e sociale, si considerano i trattamenti da poter effettuare, che possono essere i più vari. È difficile, infatti, dire se un trattamento funzioni meglio di un altro: molto dipende dal tipo di cellulite e dalla paziente, perché è tutto soggettivo. È un mondo complesso in cui si procede progressivamente.

    Fino a poco tempo fa, molte donne erano scettiche all’idea di sottoporsi agli interventi per la cellulite, specialmente per l’invasività e per un post operatorio molto doloroso.

    Giusto. Diciamo anche, per precisione, che l’intervento chirurgico prima non era direttamente mirato al problema della cellulite. La cellulite in gran parte dei casi non richiede intervento chirurgico e addirittura può anche non beneficiarne.

    Adesso, invece, esistono metodi innovativi come Cellfina. È possibile intervenire in modo più preciso con questo trattamento?

    Certo. Cellfina nasce appositamente per gli inestetismi della cellulite e va ad agire sulle cause delle retrazioni e delle irregolarità cutanee. Cellfina agisce localmente e in modo minimamente invasivo. Il trauma chirurgico con Cellfina si riduce al minimo e si concentra su un singolo punto, un’area del corpo di non più di 2-3 cm quadrati. È questo il grosso vantaggio che si ha: abolire l’ansia da chirurgia ed esercitare un atto localizzato non invasivo.

    Non vengono impiegate, inoltre, sostanze che possono provocare probabili reazioni. Giusto?

    Esatto. Non c’è il rischio di una reazione avversa perché non si infiltra nulla, non viene impiegato niente di pericoloso.

    Quante sedute occorrono?

    Per la mia esperienza, il trattamento si concretizza in un’unica seduta. Conosco la paziente, individuiamo insieme le aree da trattare e dopo averle identificate e fotografate si agisce proprio lì, con un singolo trattamento. Servendosi di foto comparative è possibile dopo uno o due mesi verificare il successo di Cellfina.

    Possono formarsi dei lividi o delle lievi ecchimosi, ma non c’è nessun accorgimento post operatorio particolare.

    Quindi non ci sono accortezze da adottare nel post trattamento?

    Solo delle semplici regole igieniche. Non consiglio, ad esempio, a una paziente di esporsi al sole nelle prime due o tre settimane dopo il trattamento.

    Ci sono delle aree del corpo su cui non si può agire con Cellfina o zone su cui si consiglia in particolar modo di effettuare il trattamento?

    La regione glutea è la più trattata con Cellfina e quasi tutte le retrazioni possono essere risolte, così come per l’esterno coscia. In questo caso, però, molto dipende dalla composizione fisica della paziente. Sconsiglierei la regione mediale delle cosce, perché la cute è molto lassa.

    Ci sono ancora pazienti che si recano dal chirurgo per assomigliare ai vip?

    Posso assicurare che il fenomeno è ancora presente. Io mi meraviglio quando ricevo persone che portano come esempio delle immagini di personaggi famosi, aspirando di arrivare a una determinata condizione fisica.

    Noi chirurghi siamo medici e quindi comprendiamo anche la psicologia, per cui si discute con la paziente per capire se l’immagine portata ad esempio possa essere realmente utile ai fini del trattamento. Sta alla correttezza del medico spiegare che ogni organismo è fatto a modo suo e che la chirurgia, così come la medicina estetica, aiuta ma non cambia la composizione fisica delle persone.

    Ci sono aspettative non realistiche da parte delle pazienti?

    Sì, ma fortunatamente oggi grazie ad Internet le pazienti si informano e sanno che non si può ottenere tutto. In alcuni casi, ci sono pazienti che però insistono e che hanno aspettative che non possono essere soddisfatte. In alcuni casi, bisogna comprendere che il problema può non essere solo fisico, ma anche psicologico.

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